Chi è

Biografia

Guido Villa nel suo studio
Guido Villa nel suo studio

Guido Villa nasce ad Alfonsine (RA). Compie i suoi studi dapprima come perito chimico e successivamente si laurea in Sociologia.

Dal disegno tecnico della scuola superiore si accosta alla pittura come autodidatta all’inizio degli anni ’70. Frequenta poi la Scuola Comunale di Disegno “T. Minardi” dove, nel corso di pittura, inizia a esprimersi in maniera sempre più sperimentale, utilizzando anche la materia come colore.

Tuttora predilige dipingere con olio e tecnica mista su tela o altri supporti che prepara personalmente, sempre nel desiderio di sperimentare nuovi materiali. Risiede e lavora a Faenza.

Guido Villa al tavolo da lavoro
Al tavolo da lavoro

Critica

Predilige la pittura di paesaggio con una sua cifra del tutto personale, in un percorso sperimentale che si rinnova nel tempo, utilizzando anche la materia come colore. Dipinge con tecnica mista, olio e acrilico, su tela più di frequente (vecchie lenzuola in misto lino, iuta, tela stampata) e su tavola o su altri supporti che prepara personalmente: sabbia e polvere di marmo, impasto tenuto insieme con una rete, argilla e acrilico. Le opere più recenti in particolare sono caratterizzate dall’impiego di materiale corposo, di diversa consistenza, che presenta contrasti tattili e visivi.

L’amore, la predilezione per la natura si esprimono nei paesaggi più diversi e vari: da quelli dell’infanzia vividi nel ricordo — le piane della bassa romagnola, le valli di Comacchio nella loro realtà palustre, casoni di valle che paiono quasi posati sull’acqua e avvolti da atmosfere vaghe, velate e nebbiose — a cui seguirà, dopo il trasferimento a Faenza, la scoperta delle colline nella loro dolcezza o asperità: dalle armoniose geometrie giocate su gialli e ocra dei campi coltivati, al verde di strette valli appenniniche, alle più scabre rughe di terra che sono i calanchi. Paesaggi cangianti di colori accesi o tenui a seconda delle stagioni, sempre capaci dell’incanto di suggestive atmosfere.

Attualmente i motivi paesistici si sono rinnovati nella resa di paesaggi meno familiari, scoperti viaggiando: il biancore di S. Angelo di Ischia tra il blu del mare e scogli bruni, il Marocco presente in alcune tele fra cui corre una corrispondenza quasi musicale nel colore blu — la porta di Rabat, un tratto fortificato di cinta muraria, una suggestiva figura seduta di tuareg blu.

Sono opere che denotano perizia, maestria e padronanza operativa, di impaginazione, inquadrature sicure, felicemente risolte con armonia compositiva ed equilibrio, alle quali il controllo e la misura della composizione non tolgono l’emozione provata e trasmessa.

Nella sperimentazione pittorica di Villa compaiono anche altri elementi, temi e figure: per esempio quelle che il pittore chiama “totem”, in un’accezione diversa da quella etnologica, figure simboliche scelte a rappresentare l’uomo di oggi, che hanno un’aria enigmatica, immobili, misteriose nella loro staticità, quasi manichini di ascendenza metafisica. Uno dei totem si presenta con un grande incavo nel capo, a significare l’uomo vuoto, il vuoto interiore.

Villa medita anche sul percorso della storia geologica e umana, accostando — nella ricerca di radici remote — una grande ammonite, fossile del Mesozoico, all’uomo. Compare anche un singolare omaggio a Saint-Exupéry e al suo Piccolo Principe nel dittico “Guarderai le stelle, la notte”.

Capacità interpretativa personale, sensibilità pensosa e desiderio di rinnovamento nel percorso di un’autentica sperimentazione pittorica, sulla base di naturali attitudini ben coltivate, mi paiono le coordinate dell’apprezzabile lavoro di Guido Villa, che merita in pieno un’attenzione non superficiale.

Santa Cortesi, 2009